Bot: le nuove figure professionali necessarie al loro sviluppo sono i “creativi”

Oltre agli sviluppatori e agli ingegneri informatici, esistono anche altre categorie di professionisti utili allo sviluppo dei bot: quella dei creativi.

Fino a poco tempo fa, Robyn Ewing ha svolto la professione di scrittrice ad Hollywood, occupandosi nello specifico di sviluppo di script televisivi e di progetti cinematografici.

Ora invece applica il suo talento creativo nella costruzione della personalità di un diverso tipo di “attore”, cioè un assistente virtuale, con intelligenza artificiale incorporata, capace di interagire con i pazienti malati. Ewing collabora con i tecnici responsabili dello sviluppo del software, “Sophie”, che può essere scaricato da uno smartphone. Questo software svolge le funzioni di una vera e propria infermiera virtuale che ricorda agli utenti di controllare i loro farmaci, accerta le loro condizioni di salute e invia i dati a un dottore in carne e ossa.

Sia i colossi dell’hi-tech sia le nuove startup digitali hanno raddoppiato i loro investimenti nella ricerca e nella progettazione di assistenti virtuali sempre più efficienti, che siano in grado di chattare con gli esseri umani. La scrittura di copioni studiati per le interfacce dotate di intelligenza artificiale sta diventando un nuovo lavoro a tempo pieno molto ricercato nella Silicon Valley.

Dietro allo sviluppo di assistenti virtuali come Siri di Apple, Alexa di Amazon e Cortana di Microsoft non ci sono solo gli ingegneri del software. Sempre più spesso, diventa fondamentale il contributo apportatocon la loro professionalità da poeti, comici, scrittori di fantascienza, e altre tipologie di artisti incaricati di dare un tocco di personalità in più agli strumenti più avanzati di intelligenza artificiale.

A differenza dei personaggi di fantasia che Ewing ha ideato per Hollywood, sottoposti a mirabolanti avventure, prove di coraggio e colpi di scena, gli assistenti virtuali vengono progettati ed istruiti per eseguire compiti molto più prosaici e aderenti alla realtà quotidiana, come la lettura delle e-mail, l’invio di notifiche che fanno da promemoria per incontri e appuntamenti importanti e lo spegnimento delle luci nelle stanze.

Stanno emergendo anche nuove start-up, che investono in ricerche molto ambiziose nel campo degli assistenti virtuali e sono pronte ad invadere il mercato con nuovi prodotti, costituiti da bot sempre più intelligenti e tecnologicamente adatti per interagire con gli esseri umani.

Poiché gli sviluppi della tecnologia che sta alla base degli assistenti virtuali si stanno focalizzando soprattutto sulle chat, è necessario che le conversazioni tra i bot e gli utenti umani siano più naturali e spontanee possibili, allontanando la sensazione di un’artificiosità robotica e impersonale: proprio per questa ragione, oltre ai classici sviluppatori e ingegneri informatici, anche questi “scrittori” che provengono da aree professionali differenti possono dare un contributo prezioso.

I progettisti di Alexa di Amazon sono riusciti ad umanizzare le risposte e le domande che hanno luogo nell’interazione uomo macchina. Siri, l’assistente di Apple, è nota per le sue battute ironiche.

Come nei loro romanzi, gli scrittori studiano soluzioni innovative per gli  assistenti virtuali e cercano di dare ai bot una loro storia, un loro senso di identità e una personalità. Scrittori per le applicazioni mediche e attenti alla produttività cercano di sviluppare nei bot un vero e proprio carattere, facendoli diventare all’occorrenza stacanovisti del lavoro, espansivi o schivi.

“È necessario sviluppare un intero retroscena anche se non verrà utilizzato” secondo Ewing.

Persino i compiti banali richiedono sforzo creativo, gli scrittori lo sanno bene e cercano di inserire qualche nota peculiare nelle attività più mnemoniche. Un tocco di personalità in più può andar bene, ma è importante non esagerare: secondo l’interaction designer Anna Kelsey i bot che utilizzano in modo esagerato emoji come i punti esclamativi potrebbero dare un sensazione d’incompetenza e mancanza di precisione.

Le start-up che stanno promuovendo ricerche sugli assistenti virtuali hanno ricevuto complessivamente 35 milioni di dollari di investimenti nel corso dell’ultimo anno, secondo i dati forniti da CBInsights e da Washington Post (senza tener conto dei milioni spesi da parte di giganti tecnologici come Google, Amazon, Apple, Facebook e Microsoft).

L’aumento di interesse da parte degli investitori nei confronti degli assistenti virtuali in grado di conversare è stato alimentato in parte dalla popolarità delle applicazioni di messaggistica, come Wechat, WhatsApp, e Facebook Messenger, che sono tra le applicazioni per smartphone più ampiamente scaricate. Gli investitori vedono che gli utenti sono sempre più attratti da piattaforme di conversazione e messaggistica, e sono interessati ad aggiungere nuove funzionalità.

Ultimamente gli assistenti virtuali hanno tratto dei risultati positivi dagli sviluppi delle nuove frontiere dell’intelligenza come il machine learning, l’elaborazione del linguaggio naturale e la capacità per i computer di interpretare i vari tipi di interrogazioni. La precisione del riconoscimento delle parole ha raggiunto una vero e proprio punto di svolta negli ultimi anni, passando dall’80 per cento nel 2009 al 95 per cento nel 2014: questo dato è stato certificato da Christopher Manning, professore d’informatica ed esperto del linguaggio naturale all’Università di Stanford.

Questa nuova tecnologia si sta diffondendo sempre di più, infatti stanno crescendo anche i nuovi posti di lavoro grazie alle nuove sinergie tra intelligenza umana e artificiale. Entro il 2025, 12,7 milioni di nuovi posti di lavoro degli Stati Uniti saranno portati dalla costruzione di robot o di software per l’automazione; entro il 2019, più di un terzo della manodopera lavorerà fianco a fianco con tali tecnologie, secondo i dati di Forrester.

Fonte: https://www.washingtonpost.com/news/the-switch/wp/2016/04/07/why-poets-are-flocking-to-silicon-valley/

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